lunedì 7 luglio 2008

BlueNeon #2

Al mattino dopo non sarebbe arrivato vivo e quello era l'unico punto sicuro di tutta la faccenda, restava solo da vedere se sarebbe riuscito a concludere qualcosa di buono prima di morire, per il momento se ne stava li seduto accanto alle scale, la pistola stretta nella mano destra, la giacca di pelle macchiata di sangue in tre punti, quelli in cui i proiettili gli avevano attraversato il corpo, la spalla sinistra, il polmone destro, quello che probabilmente lo avrebbe ucciso e lo stomaco, la ferita che si teneva stretta con la mano sinistra, il resto del sangue in mezzo al quale era accasciato lo aveva vomitato dalla bocca negli ultimi due o tre minuti, sentiva le forze venirgli meno, per un istante chiuse gli occhi e si lasciò andare cercando di regolarizzare quel poco di respiro che gli era rimasto.
Che sarebbe finito per andare tutto a puttane lo avrebbe dovuto capire nel momento stesso in cui accettava il caso, rapimento di minore a scopo di estorsione, ma che cavolo, la targhetta sulla porta del suo ufficio recitava: Eagle Eyes agenzia recupero crediti di Nico Sante, certo aveva anche un tesserino che lo classificava come investigatore privato, ma in vita sua non aveva mai fatto nulla di più pericoloso che scattare alcune foto a qualche uomo d'affari della zona che si divertiva con l'amante per conto delle mogli cornute e solitamente felici, ma solo dopo la fine della causa di separazione beninteso, in ogni caso tutto gli divenne più chiaro quando si rese conto che in confronto ai cannoni dei due rapitori lui aveva praticamente portato con se una pistola giocattolo.
La signora Tonelli era una bella donna, molto bella, questo aveva sicuramente influenzato la sua decisione di accettare il caso ed ora era fin troppo tardi per rammaricarsi di quella piccola concessione al proprio ego, risolvo il caso e mi porto a letto la signora, ci aveva pensato, eccome, anche ora ci pensava malgrado la situazione, cosa che non mancò di strappargli un amaro sorriso sporco di sangue. Si era presentata nel suo ufficio solamente due giorni prima, impossibile sul momento essere sicuri che quell'incontro sarebbe stato l'inizio di una veloce fine, la sua. La donna indossava un elegante e sobrio tailleur grigio perla quel giorno, tutto il resto, dalle unghie ben curate, all'acconciatura sofisticata fino alla camminata lenta e precisa le donavano un aria importante ed un non so che di inavvicinabile, la voce bassa e tesa, cosi vicina alle lacrime da far stringere il cuore anche al peggior bastando della città completava un quadro a cui era difficile resistere, soprattutto dopo aver visto i tremila in contanti per il lavoro e l’assegno da cinquemila per la discrezione. C’era di mezzo una separazione e la questione dell’affidamento della bambina o qualcosa del genere. Nico aveva trovato difficile concentrarsi al momento, in ogni modo aveva capito che il caso doveva essere risolto in fretta ed in silenzio, la polizia ancora non sapeva nulla dell’accaduto.
Nico ora prova a rialzarsi, la schiena poggiata alla parete per sostenere il peso vacillante del corpo, un turpiloquio continuo di bestemmie che raschiano fuori dai denti stretti, il braccio abbandonato che punta verso terra sotto il peso della 9mm, lo sguardo vacuo di chi non vede nulla di fronte a se. I tre pezzi di piombo che gli mordono la carne e lo fanno bestemmiare sembrano essere stati messi lì per ricordargli che non c’è più molto tempo per cazzeggiare con i ricordi e meno ancora per farlo con i rimpianti, in ogni caso decide di fregarsene, non è la prima volta negli ultimi giorni che sceglie di ignorare la vocina del buonsenso e non sarà certo la propria coscienza ad ucciderlo, non più velocemente del polmone che si sta riempiendo di sangue almeno, si regge in piedi a stento ed ha bisogno di tirare il fiato prima di chiudere i conti con questa notte del cazzo e ‘fanculo a tutto il resto.
Trovare la ragazzina non si era rivelata un impresa poi cosi difficile, nonostante non fosse proprio il suo campo di competenza c’è sempre qualcuno che conosce qualcuno che venderebbe sua madre per una dose, figurarsi per l’indirizzo di due sfigati troppo stupidi o pieni di se per saper tenere la bocca chiusa. L’anticipo lasciato dalla signora Tonelli era stato più che generoso ed inoltre al momento del conguaglio aveva assicurato di poter far fronte a tutte le spese eventualmente sostenute da Nico durante le indagini. Ma i cento euro che erano serviti per ottenere l’indirizzo di quel vecchio casermone abbandonato alla periferia di Milano aveva pensato che ad una cosi li poteva anche abbonare o magari no, a Nico non piaceva aver a che fare con i tossici, si sentiva sporco dopo aver passato anche pochi minuti con uno di loro ed a quello, che in questo caso era stato il suo informatore, aveva addirittura dovuto offrire la cena, insieme al contante per la roba naturalmente. Per fortuna si era trattato comunque di una cosa veloce, venti minuti davanti ad un chiosco di kebab che puzzava di cipolla ed olio bruciato, aveva ottenuto un indirizzo scritto sul retro di un tovagliolo unto e poco altro. I rapitori erano due, cosi aveva detto il tossico, li aveva sentiti parlare di una bambina e di un sacco di soldi che avrebbero incassato a breve mentre era in fila al parco ad aspettare il suo pusher, niente nomi ed una descrizione piuttosto sommaria, non li aveva mai visti prima, gente nuova, gente di fuori. Mentre si allontanava pigiando a tavoletta sul gas Nico aveva pensato che nei giorni successivi avrebbe dovuto spendere buona parte del suo guadagno in aperitivi e serate in qualche locale della buona vecchia Milano da bere per togliersi dal naso il puzzo di quel posto, una prospettiva che tutto sommato non gli dispiaceva affatto.
Il palazzo fatiscente ed isolato davanti al quale parcheggiò la macchina la sera seguente faceva sembrare il chiosco di kebab dove aveva avuto a che fare con il tossico un ristorante da tre stelle nella guida Michelin, magari anche impreziosito da una sistemazione in pieno centro a poca distanza dal duomo e dalla bella vita, li di bella vita non se ne vedeva di sicuro, anzi a pensarci bene veniva il dubbio di poter vedere una qualsiasi forma di vita da quelle parti, bella o brutta che fosse, mentre studiava in silenzio la situazione Nico si chiese se il tossico non lo avesse fregato e per qualche istante si ritrovò quasi a sperarci di essere stato fregato, cento euro ed una serata di lavoro sprecata, quel leggero brivido che gli tagliava la schiena e lo faceva sudare freddo sembrava dire che in fondo gli poteva andare peggio, molto peggio. Per la strana foga con cui decise alla fine di incamminarsi verso la costruzione abbandonata nel tentativo di liquidare quel brutto brivido come una normale reazione all’aria fredda della notte quasi finiva per dimenticarsi di prendere la pistola dal cruscotto della macchina, dovette tornare indietro con una bestemmia in punta di labbra e maledicendosi tra se e se per aver cosi dovuto chiudere due volte lo sportello della macchina, anche se una parte di lui era ancora convinta che in realtà non ci sarebbe stato nessuno ad accorgersi di quei rumori maldestri.
I suoi sospetti, o meglio le sue segrete speranze sembrarono acquisire sostanza sotto forma di una pesante catena con relativo lucchetto che poteva scorgere penzolare da quella che sembrava essere stata in un passato molto remoto la porta principale dell’edificio, ma Nico dovette, non senza un certo moto di disappunto, ricredersi quando avvicinandosi ulteriormente gli fu chiaro che la catena era abbastanza lenta da permettere anche ad una persona poco attenta alla propria alimentazione di scivolare agevolmente tra le due ante di un portone che in ogni caso non sarebbe stato difficile abbattere a calci. All’interno il buio era quasi totale, un'entità a se stante con un proprio peso ed una propria consistenza, densa ed appiccicosa, aveva pensato mentre aspettava che gli occhi si abituassero almeno in parte alla nuova condizione di assenza di luce. Aveva con se una torcia elettrica, ma non si azzardò ad usarla dal momento che si rese conto quasi all’istante di non essere solo nell’edificio. Appena dietro l’angolo di un breve corridoio infatti poteva sentire qualcuno parlare, una lingua che non conosceva, un qualche cazzo di dialetto dell’est Europa aveva tirato ad indovinare, voci tese in ogni caso, sicuramente avevano sentito la macchina arrivare e lo sportello chiudersi, non una, ma due volte ed ora erano in allarme, evidentemente non aspettavano visite. Appena gli fu possibile di intravedere qualcosa davanti al naso Nico prese a scivolare in silenzio lungo il muro incrociando le braccia dietro alla schiena per estrarre la 9mm dalla cintura dei pantaloni, giunto all’angolo si arrischiò a sporgere di poco la testa per dare un'occhiata ad una stanza di cui faticava a scorgere i bordi, due uomini, entrambi armati, una bella differenza di stazza tra i due, uno alto e ben piazzato, l’altro bassino e nervoso, poco altro da notare con la scena illuminata solamente dalla tiepida luce notturna di lampioni e luna che filtrava da una finestra troppo bassa e troppo sporca, della ragazzina non si vedeva neanche l’ombra, almeno dal suo punto di osservazione. Nico si era tirato indietro chiudendo un istante gli occhi, cercando di affidarsi ad un qualche sovrannaturale istinto da cinema Hollywoodiano per scegliere il momento migliore di saltare fuori dalle ombre e prendere i cattivi con le braghe calate, a lui piacevano quelli di John Woo, tutti azione e poche parole, ecco le cazzate che si pensano poco prima che qualcuno ti pianti tre proiettili in corpo. "Festa finita cazzoni, mani in alto e cannoni a terra", un ingresso soddisfacente doveva aver pensato a giudicare dal sorriso che si dipinse sul suo volto una volta essersi piazzato in mezzo alla porta. Peccato che si fosse dimenticato di puntare la pistola in una qualsiasi direzione che non fosse il pavimento il che diede tempo al più grosso dei due di defilarsi per una scala che dava verso il basso e che lui non aveva notato ed al piccoletto di aprire il fuoco. Nico ebbe dunque il modo di imparare due nuove cose prima di riuscire anche lui a sparare almeno un colpo d’istinto, il suono di una bestemmia in russo ed il rumore prodotto da una pistola di grosso calibro quando te la scaricano addosso. Il piccoletto cadde a terra insieme a lui freddato dal suo colpo fortunato alla gola.
Riesce ad aprire gli occhi poco prima di perdere i sensi questa volta, ora è veramente il momento di darci un taglio con i ricordi, anche se recenti e decisamente brucianti, non serve certo aver frequentato un corso di medicina per rendersi conto la vita gli sta letteralmente scivolando via tra le mani, poggiandosi al muro con la spalla sinistra per non dover mollare ne la pistola ne le proprie interiora Nico prende dolorosamente a strisciare verso la scala lasciandosi dietro il proprio particolare filo d’Arianna fatto di macchie di sangue sul muro e sul pavimento contando nella breve discesa ogni scalino con un imprecazione fino a trovarsi un'altra volta inchiodato dietro ad un angolo, ad un solo passo dal proprio destino.
"Ok bastardo, vediamo di farla finita, sto venendo a prenderti", non gli sembra neanche la sua voce quella che gli esce calda di sangue dalla bocca, la mano destra si stringe nervosa cercando di strappare sangue e coraggio al cuore per alzarsi e tendersi, questa volta esce fuori dal suo riparo con la pistola spianata, leggermente di traverso e non certo per imitare le sparatorie dei film di Woo, di traverso per il peso dell’arma che sembra potergli spezzare il polso in qualsiasi istante, inizia a sparare prima ancora di riuscire a pensare, prima ancora che le ombre confuse che gli danzano rosse davanti agli occhi quasi chiusi prendano una qualche forma di consistenza, continua a premere il grilletto della semiautomatica come un forsennato cercando di aggiustare la mira colpo per colpo, continua a premere il grilletto ed a gridare in un'unica frase "bruttobastardofigliodiputtanarottoinculocrepacrepacrepa", continua a sparare ed a gridare finché non sente il russo urlare a sua volta di dolore, finché un colpo di risposta non lo raggiunge al ginocchio facendogli letteralmente esplodere la rotula in mille pezzettini d’osso che gli lacerano la carne stendendolo a terra. Quando l’inferno cacofonico della sparatoria finisce ci sono due uomini a terra in un lago di sangue ed un silenzio irreale, non un rumore, non un respiro, non un refolo d’aria, un silenzio che sa di morte e di sconfitta, un silenzio artificiale ed assordante, il russo è morto crivellato da sei o sette colpi della 9mm, ma in quella assurda quiete Nico teme di aver steso anche la ragazzina, di aver fatto tutto quel casino per niente, anzi peggio, con fatica volta il viso, gli occhi velati di sangue e lacrime, un mondo stanco e sfuggente da mettere a fuoco e poi la vede, rannicchiata sotto una piccola finestrella a sbarre, bionda, sporca e tremante, le gambe strette al petto con le mani, piange in silenzio e probabilmente grida con l’anima, Nico prova a sorriderle, sangue, fuori la pesante cappa nera della notte viene strappata dalle prime luci dell’alba, nero.


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