Lo sapevo da un pezzo. Sapevo che sarebbe successo. Forse non pensavo che tutto potesse precipitare così velocemente. E non la sera prima di addormentarci.
Da poco c'eravamo messi a letto. Avevo allungato un braccio sulla sua spalla, la tenevo stretta nel palmo della mano. Poi passai una carezza sul suo viso. Si divincolò e si girò dall'altra parte.
- Perchè? , disse quasi sussurrando nel buio.
- Perchè penso di volerti bene.
- Pensi? Non si "pensa" di voler bene. O si vuole bene o non si vuole.
- Perchè devi sempre sottilizzare sulle parole?
- Non sto sottilizzando.
- Ma...
- Fabio, è inutile. Lo sai anche tu.
Quella notte mi disse che dovevo andarmene. La supplicai, le chiesi di provare ancora. L'ultima sua parola fu "Buonanotte". Poi si addormentò, almeno credo. Io mi addormentai sicuramente. Non subito, ma mi addormentai. Ho una capacità di addormentarmi anche quando sono in mezzo a mille difficoltà. Non ho mai saputo cosa sia l'insonnia. Rimasi qualche minuto a guardare i suoi capelli neri lunghi. Ogni tanto lanciavo un'occhiata alla radiosveglia che illuminava flebilmente la stanza. Per un momento ho pensato se avessi dovuto alzarmi in quel momento e andarmene, poi mi venne in mente che non sapevo veramente dove andare e che forse l'indomani le cose sarebbero cambiate. Mi assopii.
Quando ci svegliammo la mattina Francesca mi sorrise. Sorrisi anche io e dissi "Buongiorno".
- Il bello del nostro rapporto è che siamo sempre stati sinceri. Disse.
Non era cambiato niente dalla sera prima. Francesca aveva deciso.
- Ma possibile che non sia rimasto niente di ciò che siamo stati?
Allungò una mano verso di me. La passò sui miei capelli.
- Come sei superficiale... A me rimane molto della nostra storia e me la tengo stretta. Ma ora è finita. Semplice. F I N I T A. This the end, my friend.
- Troia! , mi scappò e credo che divenni anche rosso nel pronunciare quella parola.
Francesca non fece una piega. Si alzò dal letto e si avviò verso il bagno aggiustandosi i capelli.
- Se ti fa bene dillo pure. Non mi scandalizzo, né provo risentimento.
Chiuse la porta del bagno dietro di se.
Piansi. In silenzio. Le lacrime scendevano e tentavo di asciugarle con la mano e con il lenzuolo. Capii che una parte della mia vita si chiudeva. E una specie di malinconica nostalgia mi stringeva la gola.
Anni dopo ho capito che quella esperienza con Francesca è stata uno spartiacque tra la mia vita di poco più che ragazzo e quella di uomo.
Facemmo colazione per l'ultima volta insieme, quasi in silenzio. Ad un certo punto dissi che non sapevo dove andare. Lei disse che era sicura che avrei trovato una sistemazione. Potevo telefonare a mia sorella o a mio padre che sicuramente almeno temporaneamente mi avrebbero ospitato. Dissi che non riuscivo a vedere la possibilità di un futuro per me senza di lei.
"Scherzi? Nel giro di pochi giorni, gli amici ti invidieranno. Avrai la possibilità di conoscere tante ragazze, farai nuove esperienze.
Poi disse qualcosa di un appuntamento che aveva. Disse che appena fatte le valigie potevo lasciare le chiavi al portiere. Qualsiasi cosa fosse rimasta eventualmente me l'avrebbe fatta recapitare. Si andò a preparare e uscì.
Qualche ora dopo ero in strada con la valigia.
Era una splendida giornata di sole di un caldo inverno di tanti anni fa.
(Calamar si legge, soprattutto, qui)
venerdì 5 settembre 2008
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