Sara però vide i gabbiani, in quel momento, volteggiare sul mare davanti a lei, e tuffarsi nell'aria verso il basso, a toccare il pelo dell'acqua per prendere al volo i pesci. E si fece d'un tratto una domanda: ma dove vanno a dormire i gabbiani? Perchè i gabbiani possono non avere una casa e io si? Perchè non solo i gabbiani, ma anche le persone certe volte sceglievano di non avere una casa, un tetto dove rifugiarsi quando piove, una stufa davanti alla quale riscaldarsi? Perchè certuni sceglievano di lavarsi con l'acqua fredda e sporca delle fontane nelle piazze, perchè scegliere di fare una cosa tanto difficile sapendo che la dovranno fare per tutta la vita?
Aveva letto su un libro che un giorno un uomo benedisse il mare, un gesto enorme, c'era scritto, e lei era d'accordo. Ma in che modo qualcuno poteva fare gesti enormi e venire raccontato con tutta quella dolcezza che aveva trovato nel libro e a lei di gesti enormi non gliene venivano nemmeno in mente?
Era entrata in una casa abbandonata, ma non era riuscita a sentirla sua, era nata in un paese dove avrebbe trascorso tutta la sua vita, ma non era riuscita a sentirlo suo. Stava facendo una vita che doveva sentire sua perchè altre non ce n'erano.
Da quel giorno passava delle ore seduta sulla sabbia, con le mani appoggiate sulle ginocchia o sulla pancia, con il vento che le scavava una trincea intorno spostando la sabbia. Guardava il mare. Aveva l'aria di chi deve fare una scelta importante.
Stette cinque mesi a guardare il mare, e nessuno in quel paese sulla costa ionica della Sicilia osò mai andare da lei a chiederle cosa era successo, cosa dovesse decidere o cosa stesse mai aspettando da quel mare che le riservava ogni giorno uno sguardo diverso.
Sara era arrivata all'età in cui si guarda al passato perchè il futuro non può riservare più niente d'interessante, con gli orari da gallina, la colazione e le pillole contro la pressione alta, il pranzo, il riposo pomeridiano, magari una telefonata del figlio che ormai veniva a trovarla tre volte l'anno, il pomeriggio una passeggiata con le amiche di vecchiaia. La cena presto e poi a letto. Ma andava bene così, aveva vissuto Sara. Da giovane era stata nei sogni di molti fra i ragazzi del paese e quando ne aveva scelto uno era convinta di aver trovato quell'amore che esiste solo nelle canzoni e nei libri. Suo marito l'aveva lasciata cinque anni prima, si era spento sul materasso di fianco a lei e la mattina l'aveva trovato ancora caldo e forte come lo aveva conosciuto. Ma aveva uno strano sorriso che prima non gli aveva mai visto. Da allora la sua dieta era stata povera, e povera la sua vita. Aveva dei nipoti, ed aveva appuntato le loto date di nascita in un quaderno con la copertina colorata, e ogni volta che li vedeva scriveva una frase accanto a quelle date e quei nomi.
Adesso stava seduta sulla sabbia e tornava a casa solo la sera.
In paese qualcuno diveva che sara aveva perso la voglia di vivere, qualcun'altro che avesse perso la ragione, altri che stesse aspettando qualcosa o qualcuno. Che venisse dal mare.
Ma Sara dal mare non voleva niente, lo guardava ma non lo vedeva. I suoi occhi non andavano alle onde ma nemmeno all'orizzonte. Andavano molto più lontano, o molto più vicino.
Cinque mesi, seduta davanti al mare, con i reumatismi che si facevano sentire sempre più violenti e prepotenti, e la cervicale che le faceva girare la testa ad ogni movimento del collo. E l'aria di mare a riempirle i polmoni.
Cinque mesi, e forse per lo stesso motivo che l'aveva portata a sedersi su quella spiaggia, o forse per il motivo opposto, Sara si alzò, con difficoltà, aiutandosi con le mani, con l'espressione di chi ha finito un puzzle complicatissimo di 10.000 pezzi che aveva iniziato anni prima.
Sara si alzò e cominciò a correre, sulla spiaggia, nel povero modo che il suo fisico sottile ma vecchio le permetteva. La videro dal muretto sul lungomare, correre, cadere e rialzarsi. Correre, cadere e rialzarsi. Correre, cadere e rialzarsi. E pensavano che non avrebbe smesso più. Invece smise, prima di quanto si aspettassero. Cadde con la faccia nella sabbia, ma fece in tempo a girarsi prima di morire, e guardare il più bel tramonto che avesse mai visto.
(Alzata con Pugno si legge soprattutto qui)
Aveva letto su un libro che un giorno un uomo benedisse il mare, un gesto enorme, c'era scritto, e lei era d'accordo. Ma in che modo qualcuno poteva fare gesti enormi e venire raccontato con tutta quella dolcezza che aveva trovato nel libro e a lei di gesti enormi non gliene venivano nemmeno in mente?
Era entrata in una casa abbandonata, ma non era riuscita a sentirla sua, era nata in un paese dove avrebbe trascorso tutta la sua vita, ma non era riuscita a sentirlo suo. Stava facendo una vita che doveva sentire sua perchè altre non ce n'erano.
Da quel giorno passava delle ore seduta sulla sabbia, con le mani appoggiate sulle ginocchia o sulla pancia, con il vento che le scavava una trincea intorno spostando la sabbia. Guardava il mare. Aveva l'aria di chi deve fare una scelta importante.
Stette cinque mesi a guardare il mare, e nessuno in quel paese sulla costa ionica della Sicilia osò mai andare da lei a chiederle cosa era successo, cosa dovesse decidere o cosa stesse mai aspettando da quel mare che le riservava ogni giorno uno sguardo diverso.
Sara era arrivata all'età in cui si guarda al passato perchè il futuro non può riservare più niente d'interessante, con gli orari da gallina, la colazione e le pillole contro la pressione alta, il pranzo, il riposo pomeridiano, magari una telefonata del figlio che ormai veniva a trovarla tre volte l'anno, il pomeriggio una passeggiata con le amiche di vecchiaia. La cena presto e poi a letto. Ma andava bene così, aveva vissuto Sara. Da giovane era stata nei sogni di molti fra i ragazzi del paese e quando ne aveva scelto uno era convinta di aver trovato quell'amore che esiste solo nelle canzoni e nei libri. Suo marito l'aveva lasciata cinque anni prima, si era spento sul materasso di fianco a lei e la mattina l'aveva trovato ancora caldo e forte come lo aveva conosciuto. Ma aveva uno strano sorriso che prima non gli aveva mai visto. Da allora la sua dieta era stata povera, e povera la sua vita. Aveva dei nipoti, ed aveva appuntato le loto date di nascita in un quaderno con la copertina colorata, e ogni volta che li vedeva scriveva una frase accanto a quelle date e quei nomi.
Adesso stava seduta sulla sabbia e tornava a casa solo la sera.
In paese qualcuno diveva che sara aveva perso la voglia di vivere, qualcun'altro che avesse perso la ragione, altri che stesse aspettando qualcosa o qualcuno. Che venisse dal mare.
Ma Sara dal mare non voleva niente, lo guardava ma non lo vedeva. I suoi occhi non andavano alle onde ma nemmeno all'orizzonte. Andavano molto più lontano, o molto più vicino.
Cinque mesi, seduta davanti al mare, con i reumatismi che si facevano sentire sempre più violenti e prepotenti, e la cervicale che le faceva girare la testa ad ogni movimento del collo. E l'aria di mare a riempirle i polmoni.
Cinque mesi, e forse per lo stesso motivo che l'aveva portata a sedersi su quella spiaggia, o forse per il motivo opposto, Sara si alzò, con difficoltà, aiutandosi con le mani, con l'espressione di chi ha finito un puzzle complicatissimo di 10.000 pezzi che aveva iniziato anni prima.
Sara si alzò e cominciò a correre, sulla spiaggia, nel povero modo che il suo fisico sottile ma vecchio le permetteva. La videro dal muretto sul lungomare, correre, cadere e rialzarsi. Correre, cadere e rialzarsi. Correre, cadere e rialzarsi. E pensavano che non avrebbe smesso più. Invece smise, prima di quanto si aspettassero. Cadde con la faccia nella sabbia, ma fece in tempo a girarsi prima di morire, e guardare il più bel tramonto che avesse mai visto.
(Alzata con Pugno si legge soprattutto qui)
1 commenti:
Bello, veramente molto bello e molto ben scritto. Sicuramente uno dei migliori.
Brava
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