Cazzo, quanta luce.
Che fastidio la luce.
Ma che ore sono?
L'orologio... l'orologio... ah sì, al braccio... 11 e 52.
Mezzogiorno.
Non ho dormito così tanto.
Colpa del mal di testa.
E della bocca impastata.
Minchia che schifo la bocca impastata.
Devono essere stati i cuba.
Ma quanti cuba ho bevuto?
E quanto minchia costano i cuba in disco?
Ladri. Bastardi.
Minchia il cuscino, che duro.
Albergo di merda.
Però costa poco.
Sarà che risparmiano sulla colazione, tanto la mattina non scende nessuno.
E non rompono i coglioni se torniamo tardi.
E se facciamo rumore.
Tanto qui siamo tutti ragazzi.
La notte svegli, di giorno dormiamo.
Alle quattro in spiaggia, a guardare le tipe.
E poi di nuovo fuori, a cercare di portarsene una in stanza.
Ma io? Ieri? Ce l'ho fatta?
Chi è che dorme con me, alle mie spalle?
Sento un respiro pesante. Addormentato. E non è il mio.
Respiro allo stesso ritmo. Lento. Profondo. Cose inconscie. Mica lo faccio apposta.
Chissà se fa parte dell'amore.
Regolarsi sulle stesse frequenze.
Sintonizzarsi sulle stesse tonalità.
Come il bassista e il batterista.
Che danno il ritmo.
E poi esce la melodia.
Me la sono sempre immaginata così, la faccenda.
Anche il sesso. Il puro sesso.
Onde sinuose. Ritmo avvolgente. Regolare. Intenso. Che ti comanda i muscoli e ti prende il cervello.
Tunz. Tunz. Tunz.
Come la techno.
Come la house.
Non ne so un cazzo, è ovvio.
Sedici anni, vergine.
Prima vacanza da solo.
Cioè, con gli amici.
Quelli della band.
Quelli della scuola.
Quelli di mille serate fuori.
E pomeriggi in sala prove.
Che poi sarebbe un garage seminterrato.
Due stanze.
Io e il batterista qui.
Il chitarrista e il cantante nella stanza di fronte.
E una promessa.
Chi becca, e becca da solo, ha la stanza per sé.
E il socio va a dormire dagli altri.
A meno che alla tipa non vadano a genio gli esperimenti a tre...
Riascolto il respiro pesante.
Il mio letto non è solo per me.
Apro bene gli occhi.
Un cartoccio di stagnola sul comodino.
Metto a fuoco.
Du... rex.
Minchia, vuoi dire che...
E allora chi è lei?
Di chi è il respiro?
Richiudo gli occhi.
Sento umido laggiù.
Allungo una mano.
Boxer bagnati. Appiccicosi.
Ho fatto un casino.
Mentre dormivo.
Non mi è bastato farlo davvero?
Ma perchè non mi ricordo un cazzo?
Vuoi dire che non è stato granchè?
Oppure sono i cuba.
Sì, i cuba.
E la canna prima dei cuba.
Stringo le palpebre. Cerco immagini nella mente anchilosata e dolorante.
Le luci.
La techno.
Roba buona. Come la canna.
C'era claudiococcoluto direttamente da Ibiza.
Trentotto euro con due consumazioni, grazie al buono sconto di quelle tipe di Napoli, pierre per un'estate.
Ma le pierre non te la danno.
Fanno solo le splendide perchè le pagano per ogni persona che buttano dentro.
Le luci.
La pista.
I corpi.
Il fumo profumato e l'aria condizionata che non basta mai.
Il sudore.
La pelle.
Le linee dell'abbronzatura lungo le schiene nude.
Le tette piccole.
Le tette grandi.
“Ciao, come ti chiami?”
“Ciao, di dove sei?”
“Ciao, qual è il tuo albergo?”
“Ciao, hai una siga?”
Volti. Corpi. Sogni. Gomitate agli amici: “Guarda quella... pantaloni bianchi e perizoma... miiiiinchia...”
Chissà qual è. Chissà chi è. E come si chiama. E se è italiana.
Forse dovrei girarmi. O solo allungare una mano. Svegliarla dolcemente. Sorriderle. Farle capire che non è stata una scopata e basta. Che io sono diverso. Forse dovrei ringraziarla.
Le lenzuola frusciano. Il materasso si agita. Si sta girando lei.
Mi giro anche io. Piano. Chissà se è nuda. Chissà se è figa. E se fosse un cesso? Tanto non mi ricordo un cazzo... Chissà...
“MARCO?”
“Eh? 'azzo c'è?”
“MA... MARCO?”
“Eh sì. Chi pensavi che fossi? Dormo con te da una settimana. Ti ricordi?”
“Marco... che cazzo è successo”.
“Chiedilo ai tuoi cuba. E lasciami dormire. Che abbiamo fatto l'alba”.
Mi siedo sul letto. Sollevo le lenzuola. E' nudo.
“Dove cazzo hai lasciato le mutande?”
“Dai... fammi dormire”.
Sorride. Cazzo ride? E si gira di là. Dal culo gli esce una scoreggia soffocata.
“Fai schifo...”
“Mmmm...”
“Oh Marco... ma ieri sera...”
“Ieri sera cosa? Quanto hai bevuto? Una damigiana di cuba, fratello”.
“No... ieri sera... ho portato su qualche tipa?”
“Dormi adesso... poi ti spiego”.
“L'ho fatto? C'eri anche tu? Se n'è già andata?”
“Dormi, dai... che c'ho sonnoooooo...”
Penso alla scommessa. Ogni scopata, una ripresa col cellulare, anche breve. E poi metterla su pornotube.
“Marco, non mi ricordo un cazzo... Il video. Ce l'ho il video? O ce l'hai tu?”
Marco apre gli occhi. Solleva la testa. Guarda il cellulare sul suo comodino. Lo afferra. Lo ficca sotto il cuscino. Poi chiude gli occhi di nuovo.
“Dammi retta... dormi”.
Spalanco gli occhi. La luce raddoppia il mal di testa. Stiro i muscoli. Ho male agli addominali. E anche dietro. Un fastidio assurdo. Strano. Allungo una mano. Cos'è 'sta roba scivolosa... Sembra crema solare. Ma che ci fa lì?
E il gusto in bocca...
Davvero è solo il cuba?
(SerialLicker si legge soprattutto qui)
venerdì 9 maggio 2008
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3 commenti:
ahhaahha, sei incorreggibile :)
ma noto con estremo piacere che hai messo un sacco di "a capo" ;)
au.
troppo forte Serial!!!
quanto mi piace 'sta cosa...
ma perchè marco non te lo dice?
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