Li odio. No, peggio, li detesto.
Mi hanno lasciata qui, ieri sera.
Chiusa dentro, senza chiavi, senza via d'uscita, in attesa del loro ritorno.
Ho pianto tutta la notte, ho gridato, ho fatto il diavolo... ma non è servito a farli tornare.
Sola in questa casa nuova, ignota, estranea, terribile.
Il trasloco, altra casa, altra vita, ricominciare da capo, questi muri che non riconosco, ogni fruscìo, ogni rumore... ho rischiato di impazzire. Senza parlare di... fuori.
Sento i peli della nuca rizzarsi al solo pensiero di uscire da sola in questo quartiere sconosciuto.
Ho paura.
E la paura fa fare cose brutte. So che spezzerò il cuore di Alfredo.
Forse non mi vorrà più vedere, di certo non sarà più come prima.
Ma da un po' non è più come prima: da quando hanno trovato quella nuova cura... per loro sono diventata invisibile.
“Saremo in tre” gli ha detto quella sera.
E io? Chi cazzo sono io? Nessuno? Sono qui, dietro di voi, esisto, guardatemi!!!
Niente.
Luisa era raggiante. Hanno riso, pianto, brindato, telefonato agli amici.
Mi è crollato il mondo addosso.
Certo, io non sono figlia loro... sono orfana - o meglio figlia di chissà chi, abbandonata a pochi mesi in un cartone nel parco.
Mi hanno trovata, adottata, cresciuta... devo loro tutto, ma che diritto hanno di trattarmi così? Non possono usarmi poi gettarmi via come una scarpa vecchia.
Questa notte ho tradito la loro fiducia. Ho fatto l'unica cosa che non avrei mai dovuto fare.
Ma devono capire la rabbia che provo. Mi puniranno... spero che lo facciano.
Meglio di questa lacerante indifferenza.
Un rumore, fuori. Le chiavi nella toppa... finalmente.
Luisa apre la porta, e fa entrare Alfredo con un cartone pieno di vestiti.
Dietro di loro altri cartoni per terra.
Lei apre le braccia, e con un gridolino si rivolge a me.
«Ciao, Ambra, tesoro... Ti sei sentita sola?»
Non sai quanto, brutta stronza.
Mi viene da piangere, ma mi trattengo, soffocando i gemiti in gola.
«Cosa c'è, non vieni a salutare la mamma? Non sarai mica arrabbiata...»
Lei è così dolce... non ce la faccio proprio a tenere il muso alla mamma.
Mi getto verso di lei, e mi lascio avvolgere dal suo abbraccio di vaniglia e orchidea.
Alfredo sta andando di là.
Tra poco scoprirà quello che ho combinato.
Mi irrigidisco, respiro piano. Potrei scappare, la porta è aperta, un balzo e sono sparita.
Ma non conosco nessuno qui, là fuori mi farebbero del male. E cosa farei senza di loro...
Un tonfo. Ha mollato lo scatolone.
Istintivamente mi faccio piccola piccola, ma non serve. L'urlo arriva lo stesso.
«LUISAAAAAAAAAAAAAAA!!!»
Mamma allenta l'abbraccio, e mi guarda con aria severa.
Vorrei chiederle scusa, mi dispiace, non volevo... ma...
Non sono mai riuscita a comunicare con lei.
Alfredo urla di nuovo, più forte.
«LUISAAAAAAAAAA!!! VIENI A VEDEREEEE!!!!»
Poi arriva, paonazzo, con in mano un brandello di tessuto.
«Guarda, quella tua stupida gatta ha distrutto la mia poltrona nuova!»
(ChemicalVelvet si legge soprattutto qui)
3 commenti:
Proprio bellno bellino!
Complimenti.
Anche alla gatta..he he
eheheheheheheheheheheheh
hai reso l'idea di quello che provi in maniera sublime
Lucy
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