mercoledì 14 maggio 2008

BlueNeon

Il mattino seguente devi svegliarti di buon ora, perché si sa il mattino ha l'oro in bocca, ma non ne hai voglia e cosi cerchi tutte le scuse possibili per rimandare il momento in cui dovrai alzarti dal letto, la piccola sveglia da viaggio che hai portato con te ha finito i suoi giorni contro un muro già da qualche mattina, la cornetta del telefono l'hai staccata ieri sera, con quanta lungimiranza non si sa, cosi continui a rigirarti tra le lenzuola zuppe di sudore e l'odore di chiuso della tua tana, almeno fintanto che, la presenza cattiva del sole, anche dietro alle tapparelle sprangate e le tende tirate, non diventa troppo invadente, allora apri gli occhi.
Hai il mal di testa tipico dei postumi di una pesante sbronza e questo è normale, c'era da festeggiare qualcosa ieri sera, un bicchiere di troppo o forse una o due bottiglie di troppo che tanto non c'è differenza, un mal di testa è un mal di testa, tanto vale che sia uno di quelli tosti, insomma, hai mal di testa, la bocca secca, gli occhi gonfi e sei triste e questo è meno normale, ieri sera come si è detto hai festeggiato, una festa rincorsa tutta una vita, il riscatto da un infanzia all'inferno ed un adolescenza percorsa sempre su strade sbagliate, tutto finito ora, tutto cancellato in una notte di gloria, una storia finalmente chiusa, eppure, di quella gioia tanto desiderata cosa ti resta? Questa malinconia assurda e melensa che ti si appiccica alla pelle come le lenzuola sudate su cui sei ancora disteso.
L'acqua tiepida della doccia non riesce a lavar via niente della testa, al massimo un po' di sudore e di stanchezza dalla pelle, ma per il resto, potresti rimanerci sotto fino ad affogare e non cambierebbe nulla, tutto quello che dovrebbe essere leggero è pesante e tutto quello che dovrebbe essere pesante è ancora pesante, non sei neanche nel mondo del contrario, sei dove sei sempre stato, quel posto schifoso che chiamano vita, la tua per la precisione, ne hai percorso un lungo tratto, sempre arrabbiato, sempre di corsa, sempre in lotta con te stesso e con il mondo, cercando la fine della tua strada, quell'obbiettivo, quell'immagine che avevi sempre davanti agli occhi ed adesso che ci sei non capisci, non hai gli strumenti per farlo, quello che hai perso in giro, da qualche parte è l'immaginazione, non tanto la speranza quanto l'immaginazione.
I vestiti li li prendi non stirati da una vecchia valigia aperta accanto al letto, li metti senza prenderti la briga di asciugarti, tanto tra dieci minuti chi la noterà la differenza, quella valigia è la tua casa è tutto quello che possiedi, due camice chiare ed una scura, due paia di jeans, una vecchia giacca sdrucita che un tempo forse somigliava ad un capo elegante, tre cravatte, una più assurda dell'altra, qualche ricambio per la biancheria intima e due mazzi di carte ancora sigillati.
Il confronto con lo specchio è impietoso, un vecchio amico che stenti a riconoscere, ecco chi ti si para davanti, non sei esattamente tu, non quello che eri fino a ieri sera, forse quello che sarai da domani o da oggi stesso, ti viene quasi voglia di chiederglielo, di intavolare un qualche discorso da sbronzi o magari una colta discussione filosofica con la tua figura riflessa sul vetro appannato, ma lasci perdere appena in tempo, non sei ancora pazze e per certe cose è meglio non accorciare i tempi.
Naturalmente di darti una sistemata, magari anche solo ai capelli, non ti è passato neanche lontanamente in testa, giusto un pensiero di sfuggita mentre ti avvicini alla sala per la colazione o per il pranzo, il dubbio è legittimo dato che non ti sei nemmeno preso il disturbo di controllare l'orologio ed in ogni caso la risposta ad entrambi i pensieri non potrebbe essere altra che un sonoro “chi se ne frega”.
Tanto hai la tua stanza privata per mangiare, appena adiacente a quella degli altri clienti, ti conoscono bene ormai qui, cliente abituale da qualche mese e non potrebbe essere altrimenti naturalmente, non è che te ne potevi andare prima di aver trovato i soldi per pagare il conto, burbero, scostante e maleducato lo sei, ma un ladro o un truffatore? Quello no di certo e per inciso, sei appena in tempo per la colazione, altri cinque minuti a letto ed avresti dovuto affrontare la strada per avere un caffè e qualcosa da mettere sotto i denti, è il momento per un sorriso ed un sospiro di sollievo.
Ti conoscono bene qui ormai, il cameriere che ti serve la colazione lo fa in silenzio, caffè nero, pane nero, burro e le uova, ti porta tutto in silenzio e tiene lo sguardo basso per non incrociare il tuo, nel complesso si vede che è teso, un lieve tremore della mano, un istante di incertezza prima di allontanarsi, una specie di tensione che lo spinge verso di te, vorrebbe alzare lo sguardo magari o addirittura azzardare qualche parola, forse solo un commento o una battuta sulla grande notte, su ieri notte, ma sta al suo ruolo, non ha con se neanche la penna ed il blocchetto delle ordinazioni, cosi, tanto per non cadere in tentazione, soffoca il suo piccolo momento di tensione e si allontana in silenzio come era venuto, lasciandoti sul tavolo il giornale della mattina.
Mangi svogliato, senza gusto ed ancora più svogliato leggi il giornale, fino alla notizia che ti fulmina, quella che ti inchioda alla tua storia, a tutto quello che hai rincorso ed allo strano vuoto che vedi avanti a te, quel senso di paura e paranoia che non riesci a spiegarti, è il tuo nome che ti saluta dalle pagine del giornale. “Alberto Rodriguez: il nuovo campione mondiale di Poker”.
Nero su bianco, c'è la cronaca, pomposa ed inutilmente gonfiata della partita ed anche il nome e l'indirizzo dell'albergo dove alloggi, storia finita, tra poco saranno tutti qui, finti amici, vecchi conoscenti, giornalisti e creditori, tanti avvoltoi in cerca di un pezzo di te, di un pezzo del campione e dell'assegno che ora ti pesa in tasca, storia finita, ora è il momento della fuga, testa bassa ed occhiali da sole, passi al bancone senza preoccuparti della valigia ancora in stanza, che la sbranino pure le iene tu non ne hai più bisogno, è il momento di una nuova vita, passi al bancone e chiudi il conto, non sorridi e non saluti, chiedi solo se hanno un uscita sul retro.


(BlueNeon si legge soprattutto qui)

2 commenti:

BlueNeon ha detto...

Eh si, il mio gatto ha reagito più o meno cosi al trasloco, un odio profondo verso tutti i mobili nuovi.

Anonimo ha detto...

è molto bello leggerti
così Amor mio condividiamo la fatica del vivere
che diventa più lieve
tuA